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 Incontri / Grazia Nidasio e l'integrazione 

 

CiaoMilano .:. Palazzo Litta .:. Mi chiamo Stefi e tu?

Due chiacchiere con la creatrice della Stefi

.:. Preferirebbe esprimersi con un disegno, piuttosto che presentare in pubblico il suo ultimo lavoro parlando davanti a una piccola folla venuta a scoprire la mostra itinerante dedicata a Stefi, uno dei suoi personaggi più celebri. Ma, vinta l’emozione, Grazia Nidasio sfodera la sua determinazione. Per lei, che di generazioni di bambini ne ha fatte leggere fin dal dopoguerra, i bambini “ci riguardano” ancora, e i bambini di oggi pagano in Italia il prezzo di un’integrazione che ancora fatica ad affermarsi, fin dalle aule scolastiche.
Con questo spirito la “mamma” di Stefi e di altri celebri personaggi apparsi per decenni sulle strisce del Corriere dei Piccoli – come Valentina Mela Verde e il Dottor Oss – ha realizzato la mostra “Mi chiamo Stefi e tu?”: curata da Ivan Giovannucci, la sequenza di pannelli presenta alcuni episodi non soltanto in italiano ma anche in inglese, spagnolo, arabo e cinese. Si parte da Milano, nel cortile di Palazzo Litta, per proseguire il cammino a Napoli, Voghera e in altre regioni italiane.

Grazia Nidasio, nata a Milano nel 1931, ha alle spalle il diploma all’Accademia di Brera e una carriera di premi e riconoscimenti che non hanno scalfito la sua umiltà, la sua voglia di rinnovarsi e di osservare il mondo che cambia. Questa mostra la definisce “una piccola cosa”, ma dentro di sé spera che non sia così piccola, almeno per il segnale che potrà dare l’iniziativa: fare del multilinguismo una forma di accoglienza, di scambio e di rispetto tra culture che coesistono, non soltanto con i fumetti, ma anche nel modo in cui la città informa sui i suoi servizi teoricamente aperti a tutti ma in pratica ostacolati da barriere linguistiche, e quindi culturali.

D’altronde non è la prima volta che la Nidasio si mette in gioco per rispondere in anticipo a bisogni altrove trascurati. Qualche esempio? Con i suoi fumetti portò l’innovazione nel Corriere dei Piccoli, inaugurando nei primi anni Cinquanta la nascita di storie e personaggi rivolti espressamente alle lettrici. Poi con la complicità di Stefi, la brillante ragazzina che si confronta con il mondo degli adulti e con le sue contraddizioni, aveva affrontato il tema della difesa dell’ambiente già in pieni anni ’80. E ora l’integrazione dei migranti, dei loro figli che nascono in Italia o ci arrivano giovanissimi, e meritano non soltanto di sentirsi parte del mondo che abitano, ma anche di avere l’occasione per arricchirlo.

Accanto a quelle del celebre settimanale per ragazzi, che ha chiuso i battenti nel 1995 dopo quasi un secolo di vita, si sono animate con i suoi fumetti le pagine dei libri per l’infanzia, delle agende Smemoranda e quelle culturali del Corriere della Sera: bambini, ragazzi e adulti possono continuare a ringraziare la Nidasio per il suo indiscutibile talento al servizio di uno sguardo sul mondo che cambia, ogni volta scegliendo le immagini e i linguaggi più adatti, per ricordarci che dobbiamo continuare a pensare con la nostra testa, anche se non ci chiamiamo Stefi.

[Elisa Munafò]


Mi chiamo Stefi, e tu?
Palazzo Litta, Corso Magenta 24
5-27 febbraio 2010
Ingresso libero


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